La morte del vecchio sole

e la ri-nascita del Sole bambino

La Festa della Luce

Celebrare le Feste stagionali è il modo più semplice per fluire in sintonia con i Cicli della Vita e sentirsi interconnessioni al Cielo e alla Terra.

Partecipare ai rituali significa entrare in connessione con l’energia del momento e del luogo, mentre si rinsaldano i rapporti tra giovani e anziani, uomini e donne, nobili e popolo.

21 Dicembre – Celebrare il Solstizio d’Inverno (clicca per andare nell’evento)

Solstizio d’Inverno

Nell’eterna carola dei Cicli, i giorni si fanno sempre più corti e la notte stende il suo velo su ogni cosa, accompagnando la Natura al sonno e alla morte. Tutto sembra sospendersi in uno spazio senza tempo.

Il 21 Dicembre, con l’entrata del Sole nel Capricorno, si apre la Porta dell’Inverno situata nei Cieli… un Portale da cui discende in Terra il potere / Luce di vita che feconderà il nuovo anno.

Il tempo in cui la Natura si ripiega in se stessa, nel silenzio e nel riposo, preparandosi ad un nuovo ciclo.
Quando l’oscurità trionfa, inizia la sua trasformazione in nuova Luce.

Come lo Yin che volge lentamente allo Yang quando arriva alla sua massima espansione, così la benevolenza divina vuole che, proprio all’inizio dell’Inverno, il Sole inizi lentamente la sua ascesa… così che l’umanità e la Natura vivano la Speranza del Nuovo Inizio che verrà.

Durante il Solstizio d’Inverno si celebra la trasformazione dell’Oscurità e la rinascita della Luce. Oscurità e Luce danzano nell’Universo per ricordarci che la Vita si fonda su un Tempo ciclico e un eterno ritorno.

Storia

Festa celebrata dalla notte dei tempi in molti luoghi di tutto il mondo. nell’Europa antica (Stonehenge, Francia, Irlanda e Italia) era festeggiata come il Sol Invictus (invincibile), che rinasce a nuova vita. Questa antica tradizione pagana venne successivamente trasformata, dal papa Giulio I con il Natale, la nascita del bambino Gesù, il Figlio Unigenito di Dio.  

In questo giorno erano celebrati, come incarnazione del Sole, il Dio Mitra (la nascita di Gesù ricalca quasi completamente la sua), il babilonese Shamash e Tammuz nato dalla Vergine Ishtar.

Nel 272 Aureliano fece trasferire a Roma i Sacerdoti del Sol Invictus, in un tempio, sulle pendici del Colle Quirinale, creando il corpo dei Pontefices Solis Invicti (Giorno di nascita del Sole Invitto) che nel si trasformò nei Saturnali, una grande festa che durava dal 17 al 23/25 dicembre. Durante l’ultimo giorno vi era lo scambio dei doni, da cui sembra derivare probabilmente la tradizione dei regali di Natale.

Lo Yule

La festa europea più antica e conosciuta è quella celtica, chiamata Yule o Farlas, che deriva forse dal norreno Hjól (“ruota”), con riferimento al fatto che, nel Solstizio d’Inverno, la “Ruota dell’anno si trova al suo estremo inferiore e inizia a risalire”. Il vecchio Sole / Anno muore e il nuovo nasce… una festa di trasformazione e rinascita.

Il Sole bambino, il figlio della Speranza, sarà partorito dalla Signora della Notte e del Gelo. Presso i celti le donne attendevano, avvolte dall’oscurità, che arrivassero gli uomini con le candele per accendere il fuoco… così da poter festeggiare tutti insieme la Luce nascente, intorno al fuoco.

Nei paesi nordici iniziava il 13 dicembre, giorno ora dedicato a Santa Lucia, per finire il 25, mentre presso i Celti iniziava 12 giorni prima del Solstizio.

Ai grandi falò si preferiva la luce tenue del caminetto o delle candele, delle lanterne e delle lucine che meglio incarnavano la flebile Luce nascente, che bisogna custodire e nutrire.

La fiamma incarna il Figlio della Luce, il bambino divino che dorme nel nostro Cuore in attesa di essere risvegliato e nutrito.

Nel corso del tempo la celebrazione di Yule venne adattata al cristianesimo e trasformata nel Natale.

La tradizione ci dona diversi rituali… gioca con quello

Il fuoco della Purificazione

Lasciati abbracciare dal silenzioso freddo… poi accendi una candela e chiedi alla Luce di manifestarsi.

Osserva la Fiamma e lasciati penetrare dalla sua vibrante energia…

sfiora la fiamma con le tue mani e portale sulla testa, in segno di benedizione (per 3 volte).

Quando ti senti connesso alla sua potenza, chiama a te la Luce, sentila crescere nel tuo cuore… respira la sua energia e, quando il tuo cuore è colmo di gratitudine, gioia e felicità, proiettala in tutte le direzioni.

Vedi emergere dal tuo cuore un raggio d’amore che illumina tutto, purificando ogni anfratto della Grande Vita…

Che tutto abbia nuovamente inizio con un pò di consapevolezza e amore in più…

Donare il passato al Fuoco

Se senti che il passato ti zavorra, puoi fare questo piccolo atto magico.

Siedi in silenzio e respira. Ascolta il tuo corpo e le tue emozioni…

Evoca gli avvenimenti dell’ultimo anno… lascia che i ricordi scorrano veloci e ringrazia tutto quello che hai vissuto. Con cuore puro e sincero, visualizza e scrivi in un foglio ciò che vuoi lasciar andare… ciò che ha finito il suo scopo. Poi dona il foglio alle fiamme, affinché bruciando il passato, possano purificare l’anima da attaccamenti, dolori e paure.

Lascia che l’Alchimia abbia luogo, mettendo a nudo la tua Anima… espira e lascia andare tutto e volta le spalle al passato per rivolgerti verso il tuo futuro. Quando ti senti pronto, ringrazia e accogli il nuovo Sole.

Chiedi alla Luce di benedire la tua ri-nascita.

Ramo dello Yule

Ecco un’altra tradizione pagana che si è poi trasformata nell’Abete di Natale. La preparazione del Ramo dello Yule è un atto sacro che lo trasforma nell’Albero del Mondo, la Sorgente della vita. Adornarlo era un auspicio di prosperità e abbondanza.

Organizza una passeggiata in mezzo alla Natura e chiedi agli Spiriti del luogo di donarti il Sacro Ramo (9 gg prima sarebbe ottimo, ma ogni momento sarà quello giusto). Mentre cammini guardati intorno e apri il tuo cuore, permettendo al ramo di trovarti. Quando lo avrai trovato, ricordati di ringrazia il bosco di avertelo donato e lascia qualcosa in cambio (farina, pane ecc.).

Ora che lo hai trovato portalo a casa, puliscilo con amore e avvolgilo in un panno bianco, fino al momento in cui potrai dedicarti alla sua consacrazione, decorandolo: respira e, seguendo il tuo cuore, inizia a ornarlo come meglio desideri dipingendolo o con palline, fiori (simbolo della Vita primaverile) e luci, simbolo di protezione per la Luce nascente.

I desideri

I desideri sono la decorazione più importante: scrivi su dei foglietti i tuoi desideri e invita anche i tuoi cari a farlo, poi avvolgili e legali al ramo con un nastro. Continua a metterli fino al giorno del Solstizio, quando verrà bruciato affinché i desideri, trasmutati in etere, possano salire ai Cieli per essere realizzati. Essi incarnano la Fede e la Speranza unita alla consapevolezza che siamo amati e che le energie divine sono sempre accanto a me.

I desideri sono i Sogni che ci portano alla felicità, una felicità che ogni creatura merita.

Scrivili in modo semplice e chiaro, in forma positiva, iniziando con “Desidero…”

Ricorda di farne uno anche per Madre Terra, uno per chi ami e uno per te stesso. Dopo averlo preparato puoi pronunciare queste parole:

“I miei sogni al Ramo ho consegnato, con cuore sincero

Possa la divina Luce esaudirli”

Ceppo dello Yule

Nella notte si bruciava un grosso ceppo che doveva restare acceso per tutti i 12 giorni. Una sua scheggia veniva poi conservata per accendere il fuoco nell’anno seguente. Questa tradizione è oggi il “tronchetto di natale”.

Nelle gelide notti invernarli i nordici bruciavano, invece, un grosso tronco durante il Solstizio. L’intera comunità si riuniva per l’accensione del ciocco addobbato e benedetto che veniva dato alle fiamme… il suo calore allontanava le tenebre e il freddo, infondendo speranza e coraggio ai cuori. Il grosso tronco veniva decorato con rametti di varie piante, legate con un nastro rosso: il tasso (morte dell’anno calante), l’agrifoglio (anno calante stesso), l’edera (la pianta del dio solstiziale) e la betulla (l’albero delle nascite e dei nuovi inizi).

Si accendeva il fuoco, meglio con il tizzone dell’anno precedente, mentre si pronunciava la seguente frase

“Come il vecchio ciocco è consumato, così lo sia anche l’anno vecchio”

Quando il ciocco si infiamma e arde:

“Come il nuovo ciocco è acceso, così inizi il nuovo anno”.

La sua Luce sosteneva e attirava quella del Sole Nascente.

Accogliamo i sogni dei giorni futuri, le speranze e la preghiere dicendo:

“Benvenuta Luce del nuovo Sole”

Arriva poi il momento più gradito: quello della condivisione del cibo.

Vin brulè, sidro o birra si accompagnavano ai dolcetti, alla frutta secca, alle mele e alle pere, ricordandoci di donare una parte a Madre Terra. Le ceneri di questo fuoco sono sante e venivano disperse nei campi e nei giardini come “semi della speranza” o usati per purificare l’acqua dei pozzi o come talismano.

Alle fine ogni abitante portava a casa un tizzone benedetto e lo portava a casa per riaccendere il nuovo fuoco.

Invocazione per Yule 

Freddo e buio,

la terra giace dormiente,

Io mi ritiro in Essa e attendo il ritorno del re Sole,

e con esso, della vita.

Nelle profondità della Terra ghiacciata,

il cuore della Dea Madre attende

il momento giusto per tornare a battere.

La Dea partorisce il Figlio divino
La Dea partorisce il Figlio divino

Regina del Cielo
Regina del Sole, Regina della Luna
Regina dei fuochi…
portaci il Figlio della Promessa.
E’ la Grande Madre che Lo crea
E’ il Signore della Vita che è nato di nuovo!
L’oscurità e la tristezza vengono messe da parte,
quando il Sole si leva di nuovo!
Sole dorato, delle colline e dei campi,
illumina la Terra, illumina i cieli,
illumina le acque, accendi i fuochi!!
Questo è il compleanno del Sole,
io che son morto, oggi son di nuovo vivo.
Il Sole bambino, il Re nato in inverno!

(canto tradizionale tratto da “La danza a spirale” di Starhawk)


Il vischio

Il vischio è la pianta sacra allo Yule. I sacerdoti o druidi raccoglievano il vischio, la pianta sacra che cresceva senza radici su un albero, tagliandolo con un falcetto d’oro per deporlo in una coppella dorata, piena d’acqua. Così veniva mostrato al popolo adorante durante il momento culminante del Rito

Il vischio, “Colui che trionfa su tutto (la morte invernale)”, immerso nell’acqua, la caricava di Luce pranica, trasformandola in “acqua di guarigione” che poi veniva distribuita  per guarire i malati.

Considerato un simbolo di fertilità vista la somiglianza tra lo sperma e il succo delle sue bacche. Rappresenta la potenza dei cieli (folgore) che scende verso la Terra per fecondarla e il momento dell’incarnazione, l’ingresso ne tempo. Il vischio di Quercia (simbolo di eternità), narra Plinio il Vecchio, era il vischio per eccellenza simbolo di rinascita ed eternità. Lo si appendeva tradizionalmente all’ingresso dell’abitazione e “porta bene” baciarsi sotto.

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